Manuale del mancato Pokéallenatore – Lo Sparafasuli

Premessa: Come tutto il mondo sa, di recente è sbarcato sui cellulari di (quasi) tutti il nuovo giuoco dei Pokémon. Noi tutti, appartenenti alla gioventù ribbusciata attendevamo con ansia questo momento. Riponevamo tutta la nostra fiducia nell’uscita di questo gioco. Grandi aspettative, nuove prospettive di vita che si aprono, uno spiraglio, una soluzione a tutti i mali, un nuovo centro di gravità permanente (?) Che vuoi che me ne importi dell’università, del lavoro e della vita in generale, quando so che un giorno potrò andarmene in giro per il mondo con un berretto girato al contrario a lanciare le palle a mostri virtuali?

Ebbene, il giuoco è arrivato, ma non tutti abbiamo potuto abbracciare la nuova filosofia. Questo articolo è rivolto a tutti i miserabili che, come chi scrive, non essendo provvisti di un dispositivo mobile compatibile, sono stati costretti a rinunciare alla promettente carriera di pokéallenatore. Questo articolo è per gli emarginati.

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Ash Ketchup zuzzurellone che dice che non puoi fare l’allenatore come lui perché le tue disponibilità non te lo permettono.

Ti mostrerò, caro amico, che ci sono metodi alternativi per ammazzare il tempo.

Google-Play-Store-update-5.1.11-adds-a-My-Account-page-with-full-order-historyNoi, poveri sfasulati (1), possiamo divertirci con ben altro. Potremmo per esempio trovare rifugio nei classici senza tempo dell’intrattenimento ludico, che tanto hanno fatto sognare i giuovani di tante generazioni.

In questa prima lezione (magari ne seguiranno altre, ammesso che tu mi segua e che io non mi rompa il cazzo di continuare a scrivere) riporterò alla tua memoria un giuoco (un balocco, a dire il vero) che avevi dimenticato, o che forse non hai mai conosciuto.

Lo Sparafasuli: dal latino volgare “exparo” (in gergo culinario “preparare per la cottura”) + “phăsěŏlus” (“fagiolo” o “fava”). Di fatto uno Sparafasuli non è un attrezzo da cucina, ma un discreto antenato delle più buzzurre armi da fuoco. Tra i suoi pregi menzioniamo la sua compattezza, che lo rende preferibile ad altri strumenti da difesa, nonché la sua semplicità d’uso.

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Sparafasuli classico.

Sparafasuli entra comodamente nella sacca di dietro (2) dei pantaloni e non dà nell’occhio, cosicché possiamo cacciarlo in maniera inaspettata, massimizzando i livelli di suspense e stupore del malcapitato.

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Fondina per Sparafasuli nella sacca di dietro, anche al fine di eludere la polizia.

Inoltre, diversamente da quanto il nome farebbe intuire, lo Sparafasuli è in grado di sferrare contro il nemico non soltanto “fagioli” o “fave”, ma anche qualunque altra tipologia di legume, confetto o oggetto, purché rientri nelle dimensioni dello Sparafasuli stesso. L’ipotesi che l’uomo di Neanderthal caricasse Sparafasuli con pietre scheggiate per andare a caccia di mammut e orsi non è del tutto da escludere.

Ebbene, scendiamo in dettagli ulteriori e analizziamo la struttura dell’oggetto.

Tutti possiamo realizzare in pochi istanti uno Sparafasuli dalle ottime prestazioni. Nessun vincolo di compatibilità col cellulare che teniamo in tasca. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è già disponibile nelle vostre case.

Occorrente:

1) Una butteglia di plastica vacanta (3);

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2) Un palloncino sgonfio, di quelli che si usano alle feste di compleanno. Ora starete pensando di non averne a disposizione, ma io vi consiglio comunque di scavotare bene nei tiretti (4) di casa vostra: generalmente si trova;

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3) Un paio di frobbici (5), ma no quelle con la punta arrotondata, che con quelle non ci tagliate nemmanco la carta velina;    Schere_Gr_99

4) Del nastro isolante (tipicamente quello nero, per i nostalgici);

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5) Un odio intrinseco per i pokéallenatori.

Se siete arrivati a questo punto del tutorial, vuol dire che avete trovato il palloncino. Bene, a questo punto pigliate le frobbici e con forza bruta cercate di tagliare il “beccuccio” (non mi viene altro modo di chiamarlo, il coso attorno al quale si avvita il tappo, insomma!), come se doveste scannare un pokéallenatore. Ovviamente potete aiutarvi anche con un curtiello (6) e, se necessario, coi denti.

Ora che avete il vostro beccuccio di bottiglia, non resta altro che arravogliarci intorno il palloncino, cercando di fare in modo che questo non si stacchi facilmente. Aiutatevi con qualche strato di nastro isolante. Per garantire una certa solidità dello strumento è bene che azzicchiate (7) bene il palloncino. Usate l’Attack, la carta igienica e colla vinilica, quello che volete, insomma… L’importante è che alla fine otteniate, pure con mezzi subdoli, volendo, una cosa tipo questa:

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Umile esemplare di Sparafasulo.

A questo punto non resta che compiere il passo finale, quello che sancisce il passaggio da “palluncino azzeccato col nastro isolante al beccuccio di una butteglia” a “Sparafasuli”.

Pigliate la vostra arma, caricatela (legumi, confetti o pietre scheggiate, a vostra discrezione), fuoco…

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Modalità classica di utilizzo dello strumento.

Ora, con la spensieratezza di un dodicenne, scendete in strada e lasciatevi prendere dall’euforia. Correte, ridete, saltate, mettetevi a ballare. Il sole splende alto nel cielo, il mondo è bello, ed è pieno di pokéallenatori da pigliare a colpi di fasulo. Fingetevi del Team Rocket e pokéscamazzateli!

Disclaimer: L’autore non si piglia la responsabilità delle vostre azioni. Usate lo Sparafasuli con cautela e moderazione.

Ludici saluti,

Miles

 

Note a pie’ pagina:

(1) Sfasulato: povero, squattrinato, senza il becco di un quattrino e con poca voglia di lavorare per uscire dalla propria condizione sociale;

(2) Sacca di dietro: tasca posteriore dei pantaloni, solitamente destinata a fazzoletti. Talora utilizzata anche per portafogli o cellulari, ma io non ve lo consiglio;

(3) Butteglia vacanta: bottiglia priva di contenuto;

(4) Scavotare nel tiretto: Cercare con cura nel cassetto.

(5) Frobbici: forma letteraria per “forbici”. Es. “Stann ‘e frobbic ‘ndo tirett” (“Ci sono delle forbici nel cassetto”);

(6) Curtiello: coltello, da cucina o per uso generico (?);

(7) Azziccare: Incollare, generalmente con colla Attack. Es. “Statt accort cu l’Attack, ca t’azzicc ‘e det.” (“Presta attenzione nel maneggiare l’Attack, perché potrebbe incollarti le dita.”);

 

 

 

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L’uomo-Auguri

Si nasconde tutto l’anno in qualche luogo angusto
spunta fuori a Natale, Pasqua e Ferragosto:
l’uomo Auguri che ti vuole venire vicino
col sorriso sulla faccia per darti la mano!
Scappa dall’uomo-Auguri,
Fuggi dall’uomo-Auguri,
Diffida dall’uomo-Auguri…

 

 

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Uomo-Auguri vstut ‘a Carnval. E’ spaesato perché gli hanno appena rivelato che a Carneval l’augurj nun s fann.

In un qualunque giorno di festa [se riconosciuta come tale da 3 o più persone], per la vostra incolumità, segregatevi in casa. Nun ascit. L’uomo-Auguri, metà uomo metà Auguri (con annesso bacetto), proverà a contattarvi tramite chat: vuj nun o rat rett!
E sarà per voi un’altra giornata normale, bella o di minchia, dipende da voi.
Cordialità,
Miles

Ps. Auguri.

Ode to the social network

Ultimamente mi rendo conto che mi basta un qualunque momento morto della giornata per sfoderare il cellulare dalla tasca. Il dito scorre col pilota automatico, non sono io a sceglierne i movimenti. Con un colpo secco preme innocentemente (o forse no) sull’iconcina del social network. Ma dal social network, una volta entrati, non si esce.

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Degli azzeccati.

 

E di qui all’infinito il pollice potrebbe continuare a scorrere la finestra, piena di pensieri forbiti di eminenti personaggi, video demenziali, fotografie di tettone e panini con la tracchiulella (1), eventi favezi e così via. Un inferno dantesco in cui ai cerchi si accede tramite iscrizione. La condanna è scrivere a raffica stati in cui si comunica ogni piccolo gesto della propria quotidianità, con l’illusione che a qualcun altro possa interessare (es. “Porto a pisciare il cane”,”Il Napoli è forte”, “Ho preso 30 all’esame di Purpette & Puparuoli Mbuttunati II”).

Qualcuno disse che i social network “danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. Il diritto di parola è una cosa bella, di “imbecille”, sicondo me, c’è solo l’uso che spesso ne facciamo.

E brav, Valè, ‘a scupert ‘e ll’acqua cavr (2). Anche io faccio parte di quest’inferno, tutti ne siamo più o meno complici e più o meno coscienti di ciò che sta accadendo.

Il social non ci ha affatto cambiati. Per come la vedo io, quassù (sulla Terra), per dirla in maniera aulica, simm semp ‘e stess sciem: poveri uomini stanchi e soli, talvolta ribbusciati, talvolta pieni di vita. Il social network ammazza il tempo, anche meglio della tv (tanto per cominciare nun t’e aizà p piglià ‘o telecomand) ed è più facile di qualunque hobby. I requisiti sono semplici: una minima capacità di lettura e scrittura (quest’ultima è anche facoltativa) e una grossa e irrefrenabile attitudine al farsi i cazzi degli altri.

Detta così pare la ricetta per la felicità. Occorrent: ‘na segg e nu cellular (3). I più sofisticati si connettono dal computer, ma nel 2016 il classico computer nun s port chiù (4).

A questo punto clikkiamo l’iconcina, facciamo l’accesso e…sbam, ognuno ha ciò che più lo allieta. Gli sportivi interagiscono con altri malatoni e si pigliano a capate virtuali, i rattusi se la fanno sulle pagine sporche, e così via… Il mondo riacquista una nuova armonia.

Personalmente è da un po’ di tempo che ho smesso di interagire su quella nuvola virtuale e ho fatto la scelta dell’eremitaggio. Ma ciò non ha fatto certo di me una persona più addiritta (5). Se un giorno mi zompa in capa (6), ritorno lassù e vi racconto tutti i fatti miei dalla mattina quando mi sceto alla sera che mi vado a cuccare.

Un saluto petaloso (7),

Miles

 

Note a pie’ pagina:

(1) Tracchiulella: slang per “costina di maiale”.

(2) ‘A scupert ‘e ll’acqua cavr: locuzione per designare un fatto ovvio, scontato.

(3) ‘na segg e nu cellular: “una sedia, o comunque un qualsiasi mobile con funzione di sostegno, e un cellulare”. Secondo alcuni “‘Na segg e nu cellular” sarebbe il titolo di un film di Nino D’Angelo ancora in preparazione, sequel del celebre “Nu jeans e ‘na magliett”, musical dell’ ’83 in cui un giovane Nino interpreta la parte di se stesso.

(4) nun s port chiù: “fuori dall’uso comune”.

(5) più addiritta: “migliore”. Es. “Da quann s’è mis a fa ammor, Pascal è addvntat ‘na perzon p. a.” ( “Da quando si è fidanzato, Pasquale è una persona migliore”).

(6) zompare in capa: “venire in mente” (non in senso spuorco).

(7) petaloso: petalo + oso, “pieno di petali”, “con tanti petali”.

Back to the shack

E niente, tutt’a un tratto sentii il bisogno di tornare a scrivere dopo tanto tempo. Mi ricordai di avere già questo vecchio blog ormai inselvatichito, quindi pensai di riutilizzarlo. Beh, sì, a questo punto il blog, che pure in principio era stato pensato come un concept blog (??), diventava nient’altro che un cassonetto dell’indifferziata dove gettare tutte le mie porcherie scritte sporadicamente, ma in fondo va bene anche così: a chi importa? A me no. Negli ultimi 2quasi3 anni ho fatto un sacco di cose, eppure quasi niente. Qualche importante passo in avanti, qualcun altro indietro. Non saprei quantificare effettivamente di quanto mi sia mosso. Boh, forse sono sempre allo stesso punto. Questa volta forse torno a scrivere davvero, o forse è solo l’ennesimo bluff, boh. Questo post ha il solo scopo di fare da spartiacque tra ciò che scrissi anni fa e ciò che scriverò dopo questa ripresa di coscienza (?) Bentornati, parsimoniosi.

Ricordi di un ex cucciolo di uomo (Un post totalmente a caso)

Diciamocelo: l’uomo è un essere debole, stupido e malaticcio.
Io lo so, e lo sai anche tu, umano, che stai leggendo queste stupide righe.
A volte ci sembra di sfiorare il cielo con un dito, altre ci sentiamo a terra come un…tombino (??)
Da bimbi non potremmo mai immaginare ciò che ci aspetta.
A me ad esempio piaceva pensare come sarei diventato a 20 anni. Guardandomi allo specchio mi immaginavo un uomo alto, possente e barbuto… Poi ho compiuto 20 anni. Che presa per il culo la vita.
Ma quando ero un giovinetto un modello di vita, un riferimento, ce l’avevo.
Era bello, forte, in platica indistruttibile e aveva una cicatrice in faccia. Era lui: il mio stracazzutissimo Action Man.
Lui se ne infischia del mondo umano: semplicemente non ne fa parte. E le sue giornate le passa cazzeggiando e ammazzando di botte i nemici (?). È analfabeta, non paga le tasse, non lavora, non studia. Eppure ha i muscoli. Non beve, non fuma, non dispera, non ha bisogno di farsi la doccia. Eppure le Barbie sono tutte ai suoi piedi.
Eravamo molto amici un tempo. Poi io sono cresciuto: non ero che un cucciolo di uomo con tutti i limiti connessi. Ma lui continuerà sempre ad essere quello stracazzutissimo pezzo di Action Man.
Sì, se proprio dovessi rinascere, rinascerei Action Man.

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Passare un esame o passare nu guaio?

Lo studente sotto esami non ha voglia di mangiare
gli si intravedono le ossa e non è bello da guardare.
È sciupato, sgarrupato(1)
senza il minimo interesse:
se ne andrebbe in letargo se soltanto potesse.
Né di scriver né di leggere
e neanche di pensare
lo studente sotto esame ha voglia solo di dormire.
E guarda disgustato la partita del mondiale
bevendo avidamente(2), per dimenticare.
Assalito dalla noia prende in mano il cellulare:
una notifica su facebook, un invito a Candy Crush:
prova un disgusto per la vita, s mnass a copp a bbasc (?) (3)
Ma gli girano le palle in maniera eccezionale
se l’ennesima scosciata(4) si ostina a pubblicare
la foto con le amiche tutte quante insieme al mare.
Oh vita di mmerda, Oh estremo dolore,
Oh se il Sole d’estate vi potesse tutti quanti bruciare.
Bruciasse l’intero pianeta,
si estinguesse la razza umana
a cui pappeci e scarrafoni(5) nulla hanno da invidiare.
Sì! Perchè se pappeci e scarrafoni s’impossessassero*(6) del mondo intero
lo studente sotto esami patirebbe di meno.


TU CHE STAI LEGGENDO. SI’, PROPRIO TE, STUPIDO E INDIFFERENTE POTENZIALE DATORE DI LAVORO. ASSUMI A DISTANZA UNO STUDENTE SOTTO ESAME! E’ ANCHE COLPA TUA SE STA MALE.

Note:
(1)Sgarrupato: di persona che si prende poco cura di sé; trasandato.
(2)birra di discount, ovviamente.
(3)”Menarsi da coppa a bascio”: locuzione che sta ad indicare l’atto di suicidarsi buttandosi giù da un palazzo, da un ponte…qualunque cosa abbia una certa quota rispetto al livello del mare/fiume.
(4)Scosciata: ragazza in abiti succinti. Nel 2014, anno in cui visse l’autore, dovevano essere molto diffuse.
(5)Pappeci e scarrafoni: Figura retorica. L’autore si riferisce all’intera classe degli insetti.
(6)Cazz e che allitterazione della s!

“La mia bohème” – Parsimoniosi dall’Ottocento

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Salve, Parsimoniosi di tutto il mondo. Sarà una settimana che non scrivo quassù: non che non abbia idee, ma che a volte mi sembrano talmente stupide che preferisco autocensurarmi. 

Oggi ho deciso di rompere il ghiaccio con una bellissima poesia di Arthur Rimbaud (Rambo’ per gli amici dalla pronuncia scrausa) che rispecchia appieno lo spirito del Parsimonioso. 

Io l’ho letta aggràtis, comodamente seduto su una poltrona della Feltrinelli e mi ha letteralmente rapito, stuprato psicologicamente.

Rambo’ era un tipo sui generis, uno zingarone con la Z maiuscola. Era in tutto e per tutto un “poète maudit”, anticonformista, un “giuvinastro” (credo che mia nonna direbbe così) dell’Ottocento.

Compose le sue migliori poesie tra i 16 e i 19 anni e anche il suo contemporaneo Paul Verlaine (di 10 anni più vecchio) ne fu talmente affascinato che tra i due nacque una relazione. 

Insomma, per capire che razza di tipo fosse questo Rambo’, leggiamo subito subito (è un modo di dire. Voi prendetevi tutto il tempo necessario, assaporatela!) la sua lirica “Ma bohème” , che vi riporto qui sotto sia in italiano che in francese (per chi conoscesse un “picco picco” la lingua).

La mia bohème

 

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!

I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru

Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;

Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Come lire tiravo gli elastici
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

Ma Bohème  (per i feticisti delle poesie in lingua originale)

Je m’en allais, les poings dans mes poches crevées;
Mon paletot aussi devenait idéal;
J’allais sous le ciel, Muse! et j’étais ton féal;
Oh! là! là! que d’amours splendides j’ai rêvées!

Mon unique culotte avait un large trou.
— Petit Poucet rêveur, j’égrenais dans ma course
Des rimes. Mon auberge était à la Grande-Ourse.
— Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou.

Et je les écoutais, assis au bord des routes,
Ces bons soirs de septembre où je sentais des gouttes
De rosée à mon front, comme un vin de vigueur;

Où, rimant au milieu des ombres fantastiques,
Comme des lyres, je tirais les élastiques
Des mes souliers blessés, un pied près de mon coeur!

Arthur Rimbaud , 1870 (il giuvinastro all’epoca aveva appena 16 anni)

 

Rambo’ era un ragazzo come noi, come qualcuno lo è stato o lo è ancora. Ben lontano dall’ondata di tamarraggine che si abbatte sul nostro secolo, era profondamente ostile alla stessa società del suo tempo.

Probabilmente la trovava noiosa e borghese. E’ per questo che, come si evince dalla lirica, esprime il suo desiderio di avventura, sia fisica che mentale. 

Un Pollicino sognante vagabondo, rinvigorito dal solo contatto con la natura.

Meditateci su e riscopritevi bohèmien, è gratis!

*Un saluto: non costa niente e ci rende felici*

Uscite già mangiati.

Uscite già mangiati (1)perchè il mondo lì fuori è fin troppo caro

Uscite già mangiati, perchè i fast food (2) non meritano il vostro denaro

Uscite già mangiati, affinchè siate autosufficienti

Uscite già mangiati, per non cadere nelle mani dei potenti.

Uscite già mangiati, anche se siete pozzi senza fondo

Uscite già mangiati, per cambiare il mondo. 

Uscite già mangiati, cosicchè quando l’amico spendaccione proporrà di andare a mangiare una pizza…

voi potrete rispondergli “Ho già mangiato“.

                                                                                                                   Vale Miles

A tutti gli spendaccioni del sabato sera(e anche quelli degli altri giorni della settimana).

(1) L’espressione “già mangiato” si adopera per indicare un individuo che, all’atto di uscire di casa, ha già soddisfatto il proprio fabbisogno nutrizionale. Uscire già mangiati è spesso indebitamente interpretato come segno di spilorceria, avarizia e perocchiamma.

(2) Fast food restaurants: luoghi in cui è possibile reperire cibo ad alto contenuto di grassi. Generalmente si tratta di cibo di bassa qualità. Qualcuno addirittura afferma di aver visto “cuochi” di fast food prendere cibo caduto a terra e riutilizzarlo come se niente fosse (senza neanche mettere in atto la “soffiata di sicurezza”, necessaria per uccidere eventuali germi, microbi e batteri).

La filosofia del Parsimonioso pt. 1 – Hic et Nunc + Storiella Zen(gara)

Come potevo resistere alla tentazione di scrivere un altro stupido post su questo scialbo blog? In fondo è gratis.

Salve a tutti, amici parsimoniosi e bentornati in questo blog anti-crisi.

Credo che la filosofia sia ormai chiara. Noi parsimoniosi vediamo la nostra miseria economica come un’occasione per guardare dentro di noi e migliorarci dal di dentro.

E il nostro percorso di disintossicazione da un mondo dominato dal Dio denaro (che è un’entità che non ci riguarda affatto: noi, amici della Povertà!) comincia dall’ “Hic et Nunc” (qui ed ora), che è l’atteggiamento proprio del Parsimonioso.

Vivere “hic et nunc” vuol dire raggiungere la piena consapevolezza di sé e delle proprie azioni, totale autocontrollo e accettazione. Vuol dire “volersi bene” in questo momento, qui ed ora, qualunque cosa si stia facendo.

Che stia pelando le patate, lavando il suo cane o correndo inseguito da una mandria di bufali, il Parsimonioso ama, partecipa e approva le sue azioni, vivendole con tutto sè stesso, al 100 % .

Non un solo pensiero distoglierà il Parsimonioso dalle sue azioni. Perchè la mente è canaglia, si sa: i pensieri tenderanno a dirottare le azioni, ci rendono schiavi del passato e del futuro.

Ma questi ultimi non ci appartengono: sono irreali e inconsistenti, pure illusioni.

L’unica realtà è il QUI ED ORA.

E così il Parsimonioso che degusta il suo panino con la parmigiana di melanzane non si lascerà distrarre dal pensiero della Peroni che berrà dopo.

Io sono il Parsimonioso, e HIC ET NUNC mi sto godendo il mio panino con la parmigiana. Armonia dei sensi, delizia del palato, mangio come il cinghiale e sono appagato.  *rutto* Non m’importa di cosa farò dopo. Ora ci siamo solo io e lui.  *doppio rutto di approvazione* ”

E’ questo che il Parsimonioso vuole insegnarci.

Non pensare a dove sarai domani, ma concentrati su ciò che stai facendo ora.

Non sarà il segreto della vita, ma è un utile piccolo trucchetto che puo’ aiutarci a spuntarla in momenti difficili della nostra vita.

A conferma di quanto detto, vi riporto una breve storiella Zen (che per l’occasione, visto che ci troviamo sul blog del Parsimonioso, è una storiella ZENgara):

“Nan-in ricevette la visita di Tenno. Era un giorno piovoso, perciò Tenno portava zoccoli di legno e aveva con sé l’ombrello. Dopo averlo salutato, Nan-in disse: «Immagino che tu abbia lasciato gli zoccoli nell’anticamera. Vorrei sapere se hai messo l’ombrello alla destra o alla sinistra degli zoccoli».

Tenno, sconcertato, non seppe rispondere subito. Si rese conto che non sapeva portare con sé il suo Zen in ogni istante. Diventò allievo di Nan-in e studiò ancora sei anni per perfezionare il suo Zen di ogni istante.”

Al di là degli strani nomi dei personaggi (non chiamerei mai un mio figlio Tanno o Nan-in. Credo che i Giapponesi siano spietati coi loro figli.), la storiella parla chiaro.

Spesso nel compiere le azioni di tutti i giorni siamo sovrappensiero, distratti dalla nostra testa, che ci porta al passato (come eravamo fighi qualche anno fa) o al futuro (come vorremmo essere fighi in un ipotetico futuro).

Il Parsimonioso non si lascia abbindolare da pensieri divaganti.

So che è difficile, quasi impossibile, mettere in pratica una cosa del genere, ma il Parsimonioso è una meta a cui ambire.

Tentar non nuoce, e soprattutto non costa niente!

Ciao e buona parsimonia a tutti!   *Un saluto è gratis e ci rende felici*

Chi? Che cosa? Come? Dove? Quando?

Beh, visto che è il titolo del blog, siamo parsimoniosi anche in quanto a parole e cerchiamo di delineare fin da subito la figura del Parsimonioso.

Il Parsimonioso è colui che si accontenta di poco. E’ il saggio stoico, totalmente distaccato dal mondo materiale, in uno stato di totale atarassia.

Non ha un euro in tasca semplicemente perchè non ne ha bisogno. Lo fa per scelta. E’ pago di ciò che gli si presenta GRATUITAMENTE davanti. Vede la vita come un flusso di immagini che gli si offre liberamente davanti. Sa che c’è una forza che governa tutte le cose, e tale forza farà di tutto perchè lui sia felice pur senza spendere un soldo.

E’ nello stesso tempo un sognatore, un visionario. Coi suoi pochi mezzi raggiunge posti remoti (ovviamente a piedi: è l’unico mezzo di trasporto che gli appartiene), sperduti luoghi mentali, paradisi artificiali.

Ma non confondiamo il Parsimonioso con l’avaro, con il taccagno e il malvagio.

Il Parsimonioso ama vivere tra la gente, ma gradisce anche la solitudine: gli fa riscoprire la sua indole meditativa. E’ un filantropo, gli piace il mondo. Ama sentirsi tutt’uno con esso.

Guardare un tramonto, camminare per lunghe distanze senza preoccupazioni, ascoltare buona musica sono le attività che gli dispensano il maggiore appagamento.

Ha innumerevoli interessi: è ugualmente attratto da tutte le manifestazioni della cultura umana.

Gli piace suonare la chitarra (è il più scrauso dei chitarristi, eppure ama comporre canzonette che ascolterà lui soltanto), le questioni filosofiche (che lo assillano anche di notte), disegnare omini, leggere e tanto altro…

Ma il Parsimonioso non è tutto rose e fiori. Ama la birra (a basso costo, quella dei discount, che è anche la più buona: ha il gusto del risparmio), il vino della nonna e talvolta ne abusa, ritrovandosi in un bagno a vomitare circondato da amici.

E’ uno bohémien, un dandy, uno scapigliato, uno zingarone, un poète maudit. 

Siamo un po’ tutti dei Parsimoniosi e ci riscopriremo tali attraverso questo blog (:

Ciao a tutti!  *Un saluto: non costa niente e ci rende felici*